Raspberry Pi 4: Installiamo l’ SO su SSD – Seconda Parte

Raspberry Pi 4: Installiamo Raspbian Buster su SSD – Seconda Parte

Nell’articolo precedente abbiamo iniziato la preparazione e installazione del sistema operativo più utilizzato sui Pi; ora vedremo come procedere.

La procedura che vedrai qui di seguito, richiede del tempo per essere completata; pertanto se in questo momento non hai la possibilità di completarla fino in fondo, fermati qui, poichè una volta iniziata non sarà possibile interromplerla.

Colleghiamo le periferiche e partiamo

Stai per iniziare il tuo primo avvio del kit, ma prima, collega ad una delle due porte USB 3.0 (quelle blu), il case con dentro il tuo ssd/hdd; su una delle porte USB 2.0 la tastiera usb ed infine utilizza il cavo micro HDMI per usarlo con un monitor temporaneamente, e non dimenticare di collegare il cavo lan tra sua porta ed una disponibile nel tuo router. Ora puoi accenderlo.

Una volta che avrà concluso la procedura di boot potrai loggarti inserendo come username pi, la password di default di una nuova installazione è sempre raspberry, la cambieremo in seguito (per comodità puoi utilizzare anche una shell SSH per collegarti al Raspberry come ho fatto io, ti servirà solo sapere l’ip che è stato assegnato al kit dal tuo router).

Per prima cosa dobbiamo verificare che il nostro disco ssd/hdd venga riconosciuto dal sistema:

scrivi quindi il comando lsusb dovrebbe apparire qualcosa come nell’ immagine che vedi qui sotto; nella mia installazione è il Device 002.

Raspberry Pi 4:

L’ID mostra l’identificativo unico del produttore. Controlla anche se il sistema operativo ha riconosciuto il dispositivo (puoi anche utilizzare il comando:dmesg | grep sda):

ora scrivi cat /var/log/messages | grep sda, e premi invio. Se tra le righe che ti appariranno trovi qualcosa con scritto:
[sda] Attached SCSI disk Vuol dire che è stato riconosciuto l’ ssd/hdd collegato via usb.

Eventuali errori (Opzionale)

Prima di Pi 4, il software del controller host USB non supportava le operazioni di raccolta di dati DMA. Come risultato di questa limitazione, il driver USB Attached SCSI (UAS) non è stato abilitato. Con il Raspberry Pi 4, poiché il driver xHCI supporta scatter-gather e per ottenere il massimo delle prestazioni da un SSD / disco USB 3.0 collegato, abbiamo abilitato UAS per impostazione predefinita.

UAS è un protocollo di trasporto aggiornato rispetto all’archiviazione di massa USB: comandi e dati sono separati in diverse code e più comandi in sospeso possono essere eseguiti contemporaneamente, al contrario della relazione di blocco-archiviazione dell’archiviazione di massa USB tra comandi e dati. Ciò consente una migliore saturazione del trasporto USB 3.0 da 4 GBps in quanto può esserci un flusso continuo di dati da e verso un dispositivo.

È molto raro vedere un dispositivo USB 2.0 abilitato UAS. Quasi tutti i dispositivi USB 3.0 attualmente sul mercato sono compatibili con UAS. Va notato che se si collega un dispositivo UAS USB 3.0 a una porta USB 2.0 su Pi 4, verrà comunque utilizzato il driver UAS, ma a una velocità massima inferiore.

UAS è meraviglioso, fino a quando non ti imbatti in dispositivi UAS che non implementano completamente le specifiche UAS. In genere, questi dispositivi smettono di rispondere quando vengono emessi comandi UAS che non gli piacciono o, in rari casi, possono buttare via i dati di scrittura che possono causare la corruzione del filesystem.

Il kernel di Linux ha una lista nera integrata per i dispositivi noti per essere inaffidabili quando si utilizza UAS. Questo non è un elenco esaustivo: se un produttore rilascia una nuova versione di un controller con un ID prodotto diverso, la lista nera non corrisponderà più.

I sintomi più comuni di un dispositivo UAS che si comporta male sono
– Prestazioni estremamente lente – nell’intervallo di kilobyte al secondo
– Frequenti disconnessioni-riconnessioni del dispositivo con il desktop che visualizza ripetutamente la finestra di dialogo “Supporto rimovibile inserito”
– Il registro messaggi del kernel (dmesg) riporta errori relativi a un dispositivo UAS che assomigliano a questo:

Oct 7 18:12:40 raspberrypi kernel: [ 565.616577] sd 0:0:0:0: [sda] tag#0 CDB: opcode=0x28 28 00 02 80 08 88 00 00 78 00
Oct 7 18:13:13 raspberrypi kernel: [ 598.058025] sd 0:0:0:0: [sda] tag#6 uas_zap_pending 0 uas-tag 2 inflight: CMD
Oct 7 18:13:13 raspberrypi kernel: [ 598.058044] sd 0:0:0:0: [sda] tag#6 CDB: opcode=0x28 28 00 02 80 09 08 00 00 f8 00
Oct 7 18:13:13 raspberrypi kernel: [ 598.058061] sd 0:0:0:0: [sda] tag#7 uas_zap_pending 0 uas-tag 3 inflight: CMD
Oct 7 18:13:13 raspberrypi kernel: [ 598.058074] sd 0:0:0:0: [sda] tag#7 CDB: opcode=0x28 28 00 02 80 07 00 00 00 80 00
Oct 7 18:13:13 raspberrypi kernel: [ 598.058089] sd 0:0:0:0: [sda] tag#8 uas_zap_pending 0 uas-tag 4 inflight: CMD
Oct 7 18:13:13 raspberrypi kernel: [ 598.058101] sd 0:0:0:0: [sda] tag#8 CDB: opcode=0x28 28 00 02 80 07 88 00 00 68 00
Oct 7 18:13:43 raspberrypi kernel: [ 628.358892] sd 0:0:0:0: [sda] tag#11 uas_zap_pending 0 uas-tag 1 inflight: CMD
Oct 7 18:13:43 raspberrypi kernel: [ 628.358910] sd 0:0:0:0: [sda] tag#11 CDB: opcode=0x28 28 00 02 80 09 08 00 00 f8 00
Oct 7 18:13:43 raspberrypi kernel: [ 628.358926] sd 0:0:0:0: [sda] tag#10 uas_zap_pending 0 uas-tag 3 inflight: CMD
Oct 7 18:13:43 raspberrypi kernel: [ 628.358939] sd 0:0:0:0: [sda] tag#10 CDB: opcode=0x28 28 00 02 80 07 00 00 00 80 00
Oct 7 18:14:14 raspberrypi kernel: [ 659.059504] sd 0:0:0:0: [sda] tag#10 uas_eh_abort_handler 0 uas-tag 1 inflight: CMD
Oct 7 18:14:14 raspberrypi kernel: [ 659.059524] sd 0:0:0:0: [sda] tag#10 CDB: opcode=0x28 28 00 14 f5 c4 00 00 02 00 00
Oct 7 18:14:14 raspberrypi kernel: [ 659.059581] sd 0:0:0:0: [sda] tag#8 uas_eh_abort_handler 0 uas-tag 2 inflight: CMD I

Questi errori possono anche apparire a causa della scarsa qualità dell’alimentazione o del sovraccarico della corrente massima della porta USB downstream 1,2A del Pi, ma se persistono quando si utilizza un hub alimentato, sono veri e propri problemi UAS.

Tutte le unità UAS devono supportare l’archiviazione di massa come opzione di fallback.Si può dire al kernel di ignorare l’interfaccia UAS di un dispositivo e usare solo l’archiviazione di massa: il driver di archiviazione USB ha un’opzione “stranezze” a questo scopo.

Poiché UAS è integrato nel kernel per consentire l’installazione del filesystem di root su un SSD, la stranezza deve andare in cmdline.txt come parametro del modulo. Questo parametro corrisponde a USB Vendor ID (vid), Product ID (pid) e sovrappone le stranezze specificate che disabilitano funzionalità specifiche per questo dispositivo.

1. Trovare il VID e il PID del tuo SSD USB

Scollega l’SSD USB. In una finestra del terminale, eseguire il comando sudo dmesg -C.
Ora collega nuovamente l’SSD ed esegui sudo dmesg senza parametri.
Dovresti ottenere un output simile al seguente:

[ 2.391943] usb 2-1: new SuperSpeed Gen 1 USB device number 2 using xhci_hcd
[ 2.423005] usb 2-1: New USB device found, idVendor=152d, idProduct=0578, bcdDevice= 2.04
[ 2.424974] usb 2-1: New USB device strings: Mfr=1, Product=2, SerialNumber=3
[ 2.426932] usb 2-1: Product: JMS579
[ 2.428862] usb 2-1: Manufacturer: JMicron
[ 2.430778] usb 2-1: SerialNumber: 11508202000010290106
[ 2.435340] usb 2-1: UAS is blacklisted for this device, using usb-storage instead
[ 2.437338] usb 2-1: UAS is blacklisted for this device, using usb-storage instead
[ 2.439262] usb-storage 2-1:1.0: USB Mass Storage device detected
[ 2.441577] usb-storage 2-1:1.0: Quirks match for vid 152d pid 0578: 1800000
[ 2.443637] scsi host0: usb-storage 2-1:1.0
[ 3.512348] scsi 0:0:0:0: Direct-Access sobetter EXT 0204 PQ: 0 ANSI: 6
[ 3.515095] sd 0:0:0:0: [sda] 351651888 512-byte logical blocks: (180 GB/168 GiB)

IdVendor e idProduct sono i due numeri esadecimali di cui devi prendere nota. Se hai più dispositivi USB SSD collegati a un singolo Pi 4, per ogni dispositivo che presenta problemi, ripeti il passaggio 1 sopra e prendi nota di ogni coppia idVendor e idProduct.

2. Aggiungi quirks a /boot/cmdline.txt

Ora esegui come root un editor di testo, andiamo a modificare il file cmdline.txt:
sudo nano /boot/cmdline.txt dalla console oppure sudo leafpad /boot/cmdline.txt nel caso ci si trovi sul desktop.


All’inizio della linea dei parametri aggiungi il testo usb-storage.quirks=aaaa:bbbb:u dove aaaa corrisponde all’ idVendor del tuo device, e bbbb si riferisce all’ idProduct. Nel mio caso ho dovuto aggiungere: usb-storage.quirks=152d:0578:u. Salva la modifica ed esci dall’editor.

3. riavviare e verificare che abbia funzionato

digita sudo reboot, dopo pochi secondi il Raspberry si riavvierà, quando avrà nuovamente completato la procedura di boot riloggati e verifica che le modifiche abbiano avuto successo:

esegui quindi il comandodmesg | grep usb-storage e verifica che VID e PID siano elencati con il quirk applicato:

pi@eagle-one:~ $ dmesg | grep usb-storage
[ 0.000000] Kernel command line: coherent_pool=1M 8250.nr_uarts=0 cma=64M cma=256M video=HDMI-A-1:1920x1080M@60,margin_left=48,margin_right=48,margin_top=48,margin_bottom=48 smsc95xx.macaddr=DC:A6:32:21:80:B8 vc_mem.mem_base=0x3ec00000 vc_mem.mem_size=0x40000000 usb-storag .quirks=152d:0578:u console=ttyS0,115200 console=tty1 root=PARTUUID=f763c3ae-0c05-4194-a6bc-c685832a23ef rootfstype=ext4 elevator=deadline fsck.repair=yes rootwait
[ 1.001871] usbcore: registered new interface driver usb-storage
[ 2.435340] usb 2-1: UAS is blacklisted for this device, using usb-storage instead
[ 2.437338] usb 2-1: UAS is blacklisted for this device, using usb-storage instead
[ 2.439262] usb-storage 2-1:1.0: USB Mass Storage device detected
[ 2.441577] usb-storage 2-1:1.0: Quirks match for vid 152d pid 0578: 1800000
[ 2.443637] scsi host0: usb-storage 2-1:1.0
pi@eagle-one:~ $

In genere, la maggior parte delle unità funziona ancora con l’archiviazione USB. Potrebbero non essere in grado di saturare una connessione USB 3.0 ma dovrebbero comunque ottenere 150-200 MB/s sotto la maggior parte dei carichi di lavoro.

Installiamo rsync e gdisk

Non è possibile sapere quale nome il sistema operativo assegna alle unità USB aggiuntive. Potrebbe anche essere /dev/sdb. Ora prepariamo il Raspberry per accogliere il nostro ssd/hdd. È necessario installare alcuni programmi necessari per questa procedura.

Procediamo con l’installare i 2 programmi necessari, scriviamo quindi:
sudo apt-get update && sudo apt-get install rsync gdisk e premiamo il tasto INVIO

Per preparare l’unità a contenere un file system, creeremo una o più partizioni e quindi formatteremo. Non dovresti usare fdisk o parted, perché ciò ti impedirà di aggiungere unità in modo affidabile in futuro. Se conosci fdisk/parted, gdisk funziona allo stesso modo, ma aggiunge identificatori di partizione univoci che ci serviranno in seguito.

Creiamo le partizioni con gdisk

Scriviamo quindi il comando sudo gdisk /dev/sda e premiamo il tasto INVIO (nel mio caso il device è /dev/sda, nel tuo caso devi vedere quale momenclatura è stata assegnata al tuo disco)

 

L’eventuale messaggio di errore è perché esiste già una partizione, formattata per Windows che è stata installata da ScanDisk per impostazione predefinita. Riposizioneremo e riformatteremo l’unità per Linux.

Creiamo la prima partizione

Immettere d per eliminare le parzioni. Vi apparirà “Using (partition) 1”, che è l’impostazione predefinita  premete INVIO. (se come a me ti dice “No Partitions” vuol dire che il disco è totalmente libero.

Nota
Ora ti consiglio di metterti in pausa per un momento e prendere in considerazione l’idea di creare almeno due partizioni. Se hai un disco USB di grandi dimensioni, potresti volerne di più e ora è il momento di farlo. Creerò due partizioni sul mio bastone. La partizione 1 conterrà il filesystem Raspbian e la partizione 2 conterrà i miei dati. Mi piace tenere quei due separati il ​​più possibile.

La prima partizione, per Raspian, può avere qualsiasi dimensione desiderata (ma maggiore di 2 GB). Creerò una partizione da 20 GB e userò il resto per i dati. Le dimensioni della partizione di Raspian sono importanti, poiché più è grande, più spazio il file system “interno” sulla scheda/stick deve spostare i blocchi e ottimizzare il livellamento “wear” su queste unità flash. Se hai un disco “reale”, questo non ha importanza.

Creiamo le partizioni:
digita n per creare una nuova partizione e selezionare il numero 1:
Seleziona il settore iniziale premendo Invio, quindi scrivi +20G per creare una partizione di 20 GByte (se volete farla più grande o più piccola variate il valore). Ora seleziona il filesystem predefinito (‘Linux filesystem’) premendo nuovamente INVIO.

Ora tocca alla seconda partizione

OK, ora la seconda partizione. Nel mio caso userò la parte restante del disco. Se vuoi fare più partizioni, usa il valore predefinito per l’inizio, dai di nuovo la dimensione e continua fino al termine.

Ora digita v per verificare che tutto sia stato fatto in modo corretto. Se non ti piace quello che vedi, se hai cambiato idea o se hai semplicemente commesso un errore, non preoccuparti, premi Ctrl + C e ricomincia. Se invece sei contento dei risultati, premi w per scrivere le modifiche e renderle permanenti. Hai comunque un’altra possibilità per decidere, per confermare scegli Y.

Formattiamo le partizioni

È necessario formattare ogni partizione creata nel passaggio precedente. Dopo il partizionamento, ora abbiamo più dispositivi. Infatti il nostro device /dev/sda ora ha “due figli”, chiamati sda1 e sda2, se hai creato ulteriori partizioni nel passaggio precedente, ne avrai altrettante da formattare.

Scriviamo ora il comando:
sudo mke2fs -t ext4 -L rootfs /dev/sda1

Raspberry

Fai lo stesso per la seconda partizione:

sudo mke2fs -t ext4 -L my_data /dev/sda2
il -L è per l’etichetta, puoi chiamare le partizioni aggiuntive come vuoi.

Montiamo la partizione di Root

Per utilizzare le nuove partizioni che abbiamo formattato poco fa, è necessario montarle. Inizialmente monteremo solo la prima partizione che conterrà i file Raspian (chiamati anche rootfs):

per farlo scriviamo il comando sudo mount /dev/sda1 /mnt .

Ora vediamo cosa abbiamo fatto finora: df -h

Abbiamo creato una partizione da 20 GB /dev/sda1 come /mnt per Raspian, quindi ora possiamo iniziare a usarla.

Copiamo Raspbian sull’ unità ssd

Possiamo copiare (mirroring) i dati del filesystem Debian attualmente sulla scheda SD in /dev/root nella nuova unità. Puoi usare dd, ma questo è un programma di copia “bit per bit” e, poiché copia anche lo spazio vuoto sulla scheda SD, l’operazione risulterebbe molto lenta.

È meglio usare rsync che abbiamo già installato in precedenza.
Rsync è molto più veloce, ma ci vorrà ancora del tempo per creare un’immagine speculare del file system completo sull’unità USB. Copieremo tutto dal root “/” al drive /mnt appena montato (che al momento è /dev/sda1).

Prepariamoci a scrivere il comando sudo rsync -axv / /mnt

A causa del flag -v, puoi vedere i file che vengono copiati sullo schermo, in modo da poter vedere l’avanzamento. Apprezzerai anche la complessità di un sistema completo.
Sul mia unità ci sono voluti solo pochi minuti. Assicurati che questo processo non venga interrotto! Se ci sono errori, dai un’occhiata per vedere se è qualcosa di ovvio, oppure prova di nuovo a rsync o anche l’intero processo. Non continuare a meno che non abbia funzionato senza errori!.

Raspberry

Impostazione della nuova procedura di avvio

Ora diremo al sistema dove trovare il nuovo filesystem quando avremo l’avvio dalla nuova unità. Il primo file che dobbiamo modificare è /boot/cmdline.txt sulla scheda SD.
Prima di farlo, creeremo copie di backup di quel file importante in modo da poter facilmente passare avanti e indietro all’avvio dalla scheda SD o dal disco USB.

sudo cp /boot/cmdline.txt /boot/cmdline.sd

Questo conterrà le istruzioni di avvio originali. Il contenuto di questo file è una stringa di comando molto lunga e dobbiamo sostituire il riferimento alla partizione sulla mia scheda SD (root=PARTUUID=6c586e13-02) alla nuova unità USB (root=PARTUUID=f763c3ae-0c05-4194-a6bc-c685832a23ef) Ecco una copia del file originale sulla mia scheda SD:

Per essere sicuro che il kernel assegni sempre il /dev/sda1 per il sistema rootfs, dobbiamo fare in modo che ogni disco/partizione abbia un id univoco (cosa che risulta molto utile se hai per esempio più dischi collegati al raspberry); avendo utilizzato gdisk siamo già avvantaggiati. C’è un UUID per l’unità stessa e un PARTUUID per ogni partizione. Per ottenere questi valori ti basta scrivere il comando:

sudo blkid

Ti dovrebbe apparire qualcosa di simile:

/dev/mmcblk0p1: LABEL_FATBOOT=”boot” LABEL=”boot” UUID=”5203-DB74″ TYPE=”vfat” PARTUUID=”6c586e13-01″
/dev/mmcblk0p2: LABEL=”rootfs” UUID=”2ab3f8e1-7dc6-43f5-b0db-dd5759d51d4e” TYPE=”ext4″ PARTUUID=”6c586e13-02″
/dev/sda1: LABEL=”rootfs” UUID=”6f012ae9-255d-421d-bf69-3f096517a523″ TYPE=”ext4″ PARTLABEL=”Linux filesystem” PARTUUID=”f763c3ae-0c05-4194-a6bc-c685832a23ef”
/dev/sda2: LABEL=”my_data” UUID=”22ef2717-588b-47a3-8349-d70e76c601ac” TYPE=”ext4″ PARTLABEL=”Linux filesystem” PARTUUID=”4e17207b 5428-4ec5-83a4-1fc26f2f4dce”
/dev/mmcblk0: PTUUID=”6c586e13″ PTTYPE=”dos”

Per il file cmdline.txt in /boot, diremo al sistema da quale partizione avviare, quindi abbiamo bisogno del PARTUUID  della nostra partizione sull’ SSD per quello. Nel mio caso quindi dovrò sostiuire il “root=PARTUUID=6c586e13-02” con:

root=PARTUUID=f763c3ae-0c05-4194-a6bc-c685832a23ef

Per prima cosa evidenzia quella stringa con il mouse per copiarla. Apri l’editor

sudo nano /boot/cmdline.txt

copiala quindi  al posto della parte “root=PARTUUID=6c586e13-02”. Dovresti in pratica avere qualcosa di simile a questo come risultato finale:

Assicurarsi sempre che la stringa rimanga sempre e solo su una riga, altrimenti il sistema potrebbe non avviarsi!. Potrebbe essere necessario aggiungere lo stesso rootwait = 5 a questa riga o max_usb_current = 1 a /boot/config.txt come nel metodo semplice, quindi aggiungilo se lo fai. Salvare anche questo file /boot/cmdline.txt in modo da poter passare avanti e indietro in seguito.

sudo cp /boot/cmdline.txt /boot/cmdline.usb

Verifica di disporre di tre versioni di questo file prima di procedere. Un .txt, la versione corrente, uno .sd quello originale e uno .usb, il nuovo.

Montaggio della nuova unità durante l’avvio

Il prossimo passo è montare effettivamente il sistema rootfs durante il processo di avvio. Questo viene gestito dal file system durante le fasi successive del processo di avvio stesso. Usa le informazioni che si trovano nel file /etc/fstab.

Fstab deve anche conoscere l’unità reale che deve montare, quindi dobbiamo dargli il PARTUUID di ciò che è attualmente  /dev/sda1.
Quelle informazioni erano nel “sudo blkid” che abbiamo eseguito prima.

Con questo sei quasi pronto per riavviare per vedere i risultati.
Se qualcosa va storto, puoi tornare al metodo semplice e sostituire il PARTUUID uno per uno per vedere dove si trova l’errore. Non puoi davvero rompere nulla, quindi segui i tuoi passi e prendi nota di quello che ho fatto. Dovrebbe funzionare!

sudo nano /etc/fstab

quindi evidenzia e incolla il codice del tuo disco (riguardante la partizione sda1) PARTUUID per sostituire “PARTUUID=6c586e13-02” (riferito alla scheda SD)  con quello dell’ unità SSD collegata via USB:

PARTUUID=f763c3ae-0c05-4194-a6bc-c685832a23ef   (Tu dovrai ovviamente anche in questo caso mettere quello del tuo disco)

e lasciare il resto della riga uguale o duplicare la riga originale e commentarla con “#”.

Lascia il resto della linea lo stesso. Salvare il file e chiudere l’editor.
Siamo pronti per riavviare l’RPI ora. Anche quando dovrai andare alla versione estesa, prova prima questo.
sudo reboot

Aiuta se hai ancora una console collegata in modo da poter vedere cosa sta succedendo durante il processo di avvio. E trattieni di nuovo il respiro! Molto probabilmente funzionerà per la prima volta.
Se qualcosa va storto, tuttavia, è necessario esaminare i messaggi di errore e tornare indietro con attenzione. Questa procedura funziona davvero, se la segui attentamente e non fai scorciatoie o modifiche. Fallo funzionare prima, quindi cambia quello che vuoi dopo.

E’ ora di montare la seconda partizione

Se ora desideri aggiungere la seconda partizione sull’unità USB (/dev/sda2), quella che ho designato per i dati, procedi come segue. Per prima cosa crea un segnaposto su cui montarla.

sudo mkdir /mnt/my_data e sudo chown pi:pi /mnt/my_data

Il secondo comando imposterà i diritti di proprietà, quindi non sarà necessario “sudo” per poter leggere/scrivere su questa unità. Per renderlo permanentemente disponibile, dobbiamo aggiungere un’altra riga a /etc/fstab, nella stessa modalità con cui abbiamo aggiunto quella per la prima partizione, ovviamente si dovrà variare il PARTUUID, in pratica aggiungeremo una riga simile a questa:

PARTUUID=4e17207b-5428-4ec5-83a4-1fc26f2f4dce /mnt/my_data ext4 defaults 0 1

Per farlo riscrivi nuovamente il comando : sudo nano /etc/fstab aggiungi la parte necessaria salva ed esci dall’editor.

Riavvia o usa il comando  “sudo mount -a” e vedi se puoi accedere anche alla partizione che hai aggiunto poco fa, dovrebbe contenere solo un file “lost + found” (usa il comando ls -al /mnt/my_data per verificarlo).

Se funziona e hai tutto in esecuzione sulla chiavetta USB o sull’unità, puoi anche aggiungere la seconda o più partizioni a /etc/fstab, in modo simile a quello che ti ho mostrato in precedenza.
Il mio /etc/fstab si presenta così con entrambe le unità aggiunte:

pi@eagle-one:/ $ cat /etc/fstab
proc /proc proc defaults 0 0
PARTUUID=6c586e13-01 /boot vfat defaults 0 2
PARTUUID=f763c3ae-0c05-4194-a6bc-c685832a23ef / ext4 defaults,noatime 0 1
PARTUUID=4e17207b-5428-4ec5-83a4-1fc26f2f4dce /mnt/my_data ext4 defaults 0 1
#PARTUUID=6c586e13-02 / ext4 defaults,noatime 0 1
# a swapfile is not a swap partition, no line here
# use dphys-swapfile swap[on|off] for that
pi@eagle-one:/ $

Se anche questo funziona, sei a cavallo. Se hai seguito tutto correttamente hai un sistema funzionante sull’ ssd/hdd. In un prossimo articolo ti parlerò di Pi-hole, un software è in grado di installare un server DNS (Domain Name System) nella rete aziendale o casalinga, in grado di bloccare tutte le richieste di pagine pubblicitarie eseguite da ogni dispositivo in rete, smartphone compresi, senza bisogno di modificarli.

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About Michele Dal Bosco

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